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Chi pratica softair sa bene che non si tratta solo di tattica e strategia

Il bello del softair è che ogni partita, anche la più semplice, può trasformarsi in una storia divertente da raccontare. Chi pratica questo sport sa bene che non si tratta solo di tattica e strategia, ma anche di momenti imprevisti che rendono ogni uscita unica. Tra ASG, radio di squadra e corse tra gli alberi, spesso le situazioni più memorabili sono proprio quelle che nascono per caso.
Qualche tempo fa abbiamo organizzato una partita domenicale in un campo boschivo che conosciamo abbastanza bene. Il terreno è pieno di piccoli sentieri, cespugli e qualche dislivello che rende tutto più interessante. Due squadre, obiettivo semplice: conquistare un vecchio capanno usato come base. Io avevo portato un mitra elettrico abbastanza leggero, perfetto per muoversi velocemente tra gli alberi, mentre Marco, il nostro tiratore più paziente, aveva preparato il suo immancabile sniper softair.
Come spesso accade, prima della partita avevamo discusso una strategia che sembrava perfetta. Marco doveva posizionarsi su una piccola altura per fare ricognizione e copertura, mentre il resto della squadra avanzava lentamente verso il capanno. L’idea era arrivare senza farci notare troppo e poi circondare la posizione.
Per i primi minuti tutto è filato liscio. Marco ci dava indicazioni via radio e noi ci muovevamo tra gli alberi cercando di restare coperti. Il rumore dei passi era minimo e la tensione era quella giusta per una partita ben organizzata. Poi è arrivato l’imprevisto.
Uno dei nostri compagni, Luca, ha deciso di fare uno scatto rapido per cambiare copertura. Peccato che davanti a lui ci fosse un piccolo fossato nascosto dall’erba alta. Nel giro di un secondo lo abbiamo visto sparire dalla visuale seguito da un tonfo piuttosto rumoroso. In un bosco silenzioso, un rumore del genere equivale praticamente a gridare la propria posizione.

Infatti pochi istanti dopo sono partite le prime raffiche dalla direzione del capanno.

Io mi sono buttato dietro un albero con la mia softair-gun  pronta mentre Luca, ancora mezzo dentro al fossato, rideva dichiarandosi colpito. Nel frattempo Marco, che osservava tutto da lontano con il suo sniper softair, ha chiesto via radio cosa fosse successo. Dopo qualche secondo di silenzio qualcuno ha risposto: “Contatto con il nemico… e con il terreno.”
Da quel momento la partita è diventata molto meno silenziosa e molto più dinamica. Ho iniziato a usare il mitra elettrico per tenere occupati gli avversari mentre due compagni cercavano di aggirare la posizione passando tra i cespugli. Marco continuava a fornire copertura con qualche colpo ben piazzato, ma la cosa più divertente è stata vedere un avversario che cercava di capire da dove arrivassero i pallini guardando in tutte le direzioni sbagliate.
Alla fine siamo riusciti a prendere il capanno quasi per caso, grazie a un compagno che si è avvicinato sfruttando una zona piena di vegetazione bassa. Quando la partita è finita ci siamo ritrovati tutti nella safe zone tra risate e commenti sulla famosa caduta nel fossato, che da quel giorno è diventato una specie di punto di riferimento del campo. Un’altra partita che ricordiamo spesso è stata giocata in un vecchio complesso industriale abbandonato. L’ambiente era completamente diverso: corridoi stretti, stanze vuote e molte zone d’ombra. Un contesto perfetto per partite di softair più veloci e ravvicinate.
In quell’occasione avevo deciso di usare di nuovo il mio mitra elettrico per fare supporto alla squadra mentre gli altri avanzavano stanza per stanza. Dopo pochi minuti mi sono trovato davanti a una porta semiaperta da cui sembravano arrivare delle voci. Con la softair-gun pronta ho spinto lentamente la porta, aspettandomi di trovare qualcuno dentro.
La stanza era vuota. Le voci arrivavano dalla stanza accanto. Nel tentativo di uscire velocemente ho urtato una pila di vecchie cassette di plastica che sono cadute facendo un rumore incredibile. Subito dopo ho sentito qualcuno gridare “contatto” e nel giro di pochi secondi mi sono trovato sotto una raffica di pallini provenienti dal corridoio. Ho dichiarato colpito e sono uscito ridendo mentre i miei compagni cercavano di capire cosa fosse successo. Il lato divertente della situazione è che, mentre io attiravo tutta l’attenzione con quel rumore improvviso, Marco era riuscito a salire su una passerella metallica sopraelevata e da lì osservava tutto con il suo sniper softair.
Quella distrazione involontaria ha permesso alla squadra di avanzare da un altro lato del corridoio e prendere la posizione senza troppa difficoltà.
Alla fine della giornata abbiamo commentato la partita come facciamo sempre: seduti, stanchi ma soddisfatti, con le ASG appoggiate accanto e qualche pallino ancora nelle tasche del gilet. Ancora una volta ci siamo resi conto che nel softair puoi avere la migliore attrezzatura o la strategia più studiata, ma saranno sempre gli imprevisti a rendere ogni partita davvero memorabile.
Ed è proprio questo il motivo per cui, ogni volta che organizziamo una nuova uscita, sappiamo già che torneremo a casa con almeno una storia divertente in più da raccontare.